Ideale cercasi

Non si vive senza un ideale. Lo si può cercare per tutta la vita, come ha fatto Dina.

E poter dire: l’ho trovato!

Ideale cercasi

Con Laura Foschi

primi feedback dei lettori

Franco (TN)

Attorno alla figura di Dina è raccontato un intero mondo, umano, storico, sociale, personale e pubblico.

La biografia è un genere difficile. E’ facile smarrirsi nei dettagli o cadere nell’agiografia. E’ vero che potevi contare su un diario e molte lettere, ma sono intessuti armoniosamente gli spunti alle scelte di vita, come in un delicato lavoro a maglia, come facevano le nostre mamme che intrecciavano più gomitoli di lane diverse per comporre un maglione (io ero addetto al compito di sostenere la matassa con le mani, mentre la mamma avvolgeva il gomitolo. Mi piaceva l’armonia che si creava tra i due movimenti, le sue mani che componevano il gomitolo e le mie che le agevolavano con lievi oscillazioni).

Ne esce la figura forte di Dina che cerca l’Ideale, ma anche la sua piena femminilità di giovane che “ama l’amore”.

E si capisce quindi anche perchè Chiara Lubich affrontasse queste situazioni esistenziali e psicologiche nel movimento con dolcezza che diventava anche fermezza (e che poteva anche essere equivocata da qualcuna per durezza).

Ma il Cristo abbandonato aveva bisogno di amore, non di sentimentalismi. Anche per questo il libro porta chiarezza.

Lella (RM)

Ieri Beatrice mi ha portato il libro. Ho iniziato a leggerlo nella serata e ancora stamani, quando lo leggo non riesco a smettere. Bellissimo, così vario e in crescita via via …

E’ come se lo leggessi per la prima volta, anche se avevo letto e riletto le bozze. Soprattutto è lei che mi appare come se la vedessi.

Il mio timore era che venisse un quadretto tipo “santino”… ma niente del genere!

Tiziana (BS)

Questo libro mi ha fatto conoscere Dina – che avevo incontrato più volte al Centro delle volontarie di Grottaferrata – in modo affascinante. Questa storia ha illuminato la nostra vocazione

Annamaria (VR)

A caldo ti mando alcuni pensieri sul libro.

Ho rivisitato la mia vocazione nelle sue radici, anche in aspetti non ancora conosciuti. Mi ha fatto rinnamorare della mia vocazione.

Ho apprezzato la vita di Dina, il suo “filo d’oro”, il profilo di una donna vera, retta, libera e nello stesso tempo sempre in ascolto della parte più profonda di sè. Ho visto questa sua dimensione umana e divina, più umana nella prima parte del libro, più divino-umana nella seconda parte, sempre protesa e in ricerca dell’Assoluto.

Ho compreso che l’Ideale non annulla i talenti umani ma, rivolgendoli ad una meta, alla Meta, li illumina, li potenzia, li fruttifica dispiegando il disegno della persona in quel pezzetto di mondo, in quel tempo a servizio dell’umanità.