
Per l’Editrice Città Nuova sarà presto in libreria la biografia di Dina Zenari: Ideale cercasi.
Un anticipo: la prefazione di Lucetta Scaraffia, riprodotta qui di seguito.
Il gruppo di giovani donne, in gran parte colte e impegnate nella società, che hanno accompagnato Chiara Lubich nella creazione di un movimento vasto e importante come quello dei Focolari nelle sue numerose ramificazioni, costituiscono un soggetto di analisi storica molto interessante. Dopo la seconda guerra mondiale, in una Chiesa ancora totalmente maschile e certamente maschilista, un’ondata di rinnovamento viene da Chiara, alla testa di un gruppo di ragazze moderne e appassionate. È un’esperienza senza dubbio nuova nella Chiesa, che la cambia dall’interno e che apre una opportunità del tutto inedita a giovani donne desiderose d’impegnarsi in una via religiosa.
Sono quindi biografie interessanti quelle di queste donne, vite che ci permettono di ricostruire un momento storico particolare – quello della ricostruzione dopo la guerra – che segna una svolta nella vita delle donne, anche nella Chiesa. Quando Giovanni Paolo II accoglierà la richiesta di Chiara che a capo del movimento dei Focolari ci sia sempre una figura femminile – novità assoluta per il mondo cattolico – questa nuova modalità di vivere l’impegno nella Chiesa riceverà un riconoscimento ufficiale, ed è un risultato dal quale non si potrà più tornare indietro.
Per questo le vicende di queste giovani donne offrono un materiale importante, che aiuta a capire meglio cos’era quest’aria nuova che stava cambiando tutto.
La storia di Dina Zenari ci riporta, all’origine, alle difficoltà della guerra, anche per una famiglia agiata come quella di Zenari, e per una giovane donna laureata in filosofia ma costretta dalla necessità a svolgere lavori che non le interessano molto. La sua vita sentimentale incontra molti ostacoli: non è facile per una donna colta, dalla personalità spiccata e volitiva, essere accettata come moglie da uomini che sono segnati ancora da una forte impronta tradizionale. Dina trova sempre conforto nella preghiera, ma rimane ancorata a una vita che sente scialba nella famiglia di origine, una vita che non le permette di vivere in pieno i suoi interessi culturali e spirituali, di aprire le ali per dare il meglio di sé.
In un certo senso, Dina è logorata dalla tensione fra le promesse della società, che si sta ricostruendo e rinnovando, e la sua scelta di serietà, che la costringe a scelte ponderate e poco entusiasmanti. E forse la sua luce e il suo entusiasmo verso la vita si sarebbero spenti se non avesse incontrato il gruppo di ragazze che gravitava intorno a Chiara. La frase con la quale registra nel suo diario questo incontro fa capire con chiarezza quale fosse la novità dei Focolari nel coinvolgimento dei laici: «Non avevo mai pensato che essere cristiani fosse una vocazione».
Qui le si aprono finalmente prospettive appassionanti, nuove, e che rispettano i suoi ideali e la sua educazione. Le capacità di Dina, dalla conoscenza delle lingue alla facilità di scrittura, vengono messe a profitto del gruppo, con grande soddisfazione di tutti e, prima di tutti, della stessa Dina. Da quel momento, la sua partecipazione al movimento diviene sempre più intensa e le sue responsabilità si fanno crescenti e pesanti, ma sono accolte e mantenute fino alla morte, a oltre novant’anni.
L’autrice non manca di osservare che Dina mantiene sempre una sorta di distanza dal gruppo: non va infatti a vivere in un “focolare”, tiene alla sua libertà individuale. «È bellissimo il focolare. Tuttavia dicevo anche: questa vita non è per me» scrive, sempre nel diario. Questo fa capire allora come le possibilità di adesione al movimento siano sempre state varie, abbiano sempre rispettato le specificità individuali, valorizzandole come doti da spendere nel lavoro comune.
Dina è senza ombra di dubbio una donna nuova, colta, autonoma, che paga questa nuova identità con la mortificazione della sfera sentimentale. Ma poi recupera tutto, pienezza emotiva e soddisfazioni professionali, all’interno del movimento.
Penso che una grande spinta all’affermazione del movimento siano state proprio queste donne nuove, capaci di affrontare sfide inedite, di vivere con coraggio imprese alle quali non avevano neppure pensato. Forse uno dei modi in cui si potrebbe scrivere la storia del movimento dei Focolari è proprio come una storia di emancipazione femminile nella Chiesa, la storia della creazione di uno spazio nuovo per le donne: non concesso dalle gerarchie, ma conquistato con coraggio, giorno per giorno.